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La scelta della dieta vegetariana


Quando si parla di diete vegetariane il dibattito è sempre alle porte, allora cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sottolineando tanto i “contro” quanto i “pro” di diete esclusivamente basate su una determinata categoria alimentare. Nella premessa è utile ricordare che la dieta vegetariana non è la dieta perfettamente congeniale all'essere umano poiché nel corso dei millenni l’uomo ha subito una selezione genetica che ha tenuto conto della presenza della carne (rossa e bianca), pesce e derivati animali nella sua alimentazione e che probabilmente ha contribuito in modo determinante al suo sviluppo. In seguito elenchiamo alcune considerazioni “a sfavore” e “a favore” di tale scelta alimentare.


I “contro”

  • Questo punto non rappresenta un “contro” vero e proprio ma semplicemente vuole sottolineare come i benefici della dieta vegetariana non siano esclusivi. Gli studi scientifici che dimostrano come l'eccesso di carne rossa sia dannoso per la salute evidenziano spesso la differenza rispetto al consumo di carni bianche e pesce e non necessariamente rispetto a diete vegetariane. Inoltre, negli studi si mettono quasi sempre in contrapposizione le “western diets” (ricche in carne e grassi animali) rispetto alle “healthy diets” comprendendo con questo termine anche le diete pesco-vegetariane o semi-vegetariane come la dieta mediterranea. Quindi i dati vantaggiosi sulla salute nella prevenzione delle malattie tumorali e cardiovascolari emergono sulla base di tali osservazioni riguardando anche diete non strettamente vegetariane.

  • Il fabbisogno proteico ricavato da fonti vegetali rispetto a quelle animali spesso è poco praticabile perchè molte persone non possono assumere grandi quantità di verdure e legumi tali da rendere equivalente l'apporto proteico (sempre di minore qualità e minore valore biologico) senza il rischio di notevoli disturbi gastrointestinali (gonfiore e distensione addominale, dolori addominali, alterazioni dell'alvo, scatenamento di sintomi del colon irritabile). La causa di questi sintomi è legata al fatto che i prodotti vegetali più ricchi di proteine come i legumi sono altrettanto ricchi di zuccheri non assorbibili (raffinosio, stachiosio, verbascosio, amidi resistenti, fibre) che vengono fermentati dalla flora batterica intestinale con produzione di aria se assunte in grandi volumi al fine di garantire l'apporto proteico esclusivo. Questo aspetto riguarda le diete vegetariane di tipo vegano e molto meno le diete latto-ovo vegetariane.

  • I soggetti anziani con problemi di appetito difficilmente riescono a ricoprire con un’alimentazione esclusivamente vegetariana il fabbisogno calorico e nutrizionale, già ad alto rischio carenziale per problemi di masticazione, difficoltà deglutitorie e difficoltà digestive e nei quali può essere necessario concentrare gli apporti nutrizionali in piccoli volumi.

  • Nei giovani e negli adolescenti possono intercorrere oltre a carenze di singoli nutrienti anche problematiche di carattere psicologico-sociale (esclusione, isolamento) legate alla scelta (talvolta indotta) di un’alimentazione esclusivamente basata su una specifica categoria alimentare.

  • Un severo rischio su cui porre attenzione è l’esasperazione della dieta vegetariana nella dieta vegana. Le diete vegane risultano particolarmente pericolose per il rischio di carenze documentabili principalmente per la Vitamina B12 (presente solo negli alimenti di origine animali), per il ferro (che per quanto abbondante in alimenti del mondo vegetale come i legumi è molto meno biodisponibile per la presenza di fitati e ossalati), per il calcio e per alcuni oligoelementi come lo zinco e il selenio.

  • Gli alimenti di origine vegetale tendono ad interferire maggiormente con l'assorbimento dei farmaci rispetto alle carni.

  • Da un punto di vista organizzativo nella pratica quotidiana è molto difficile porre attenzione nella scelta dei componenti base e nella preparazione dei piatti di una dieta vegetariana; pertanto in termini di carenze nutrizionali è opportuno sottolineare che una dieta vegetariana non correttamente bilanciata può essere pericolosa quanto una dieta onnivora non corretta.

  • Se si estendesse il concetto che la dieta vegetariana non solo può ma deve essere promossa e diffusa dovremmo considerare che l’enorme aumento del fabbisogno di alimenti vegetali spingerebbe ad una maggiore necessità di coltivazioni OGM e meno biologiche, che non è necessariamente un male ma sarebbe un problema da affrontare e da non trascurare.


I “pro”

  • Negli ultimi anni il consumo di prodotti animali (in particolare la carne rossa) è stato sicuramente di molto superiore alle reali necessità dell'individuo.

  • Le linee guida promosse dall'INRAN e la piramide alimentare consigliano un moderato-scarso consumo di prodotti di origine animale al fine di prevenire l'epidemia di obesità e delle principali cause di malattie diffuse nel mondo occidentale (malattie cardiovascolari, metaboliche e tumorali).

  • L'allevamento del bestiame determina un impatto ambientale negativo sia in termini di ecological footprint che di water footprint rispetto alle coltivazioni di prodotti di natura vegetale

  • La necessità di fornire una quantità eccessiva di prodotti animali per soddisfare la richiesta dei consumatori ha obbligato i produttori ad utilizzare metodi di allevamento che in alcune situazioni si sono rivelate pericolose per l'uomo stesso e per gli animali in questione. In alcuni casi le pratiche sono poco consone a un mondo civile che deve tener conto eticamente del bene dell'uomo cosi come degli altri esseri viventi.

  • L'aumento della popolazione mondiale in una progressione geometrica deve spingere a considerare globalmente il problema della fame e della sete nel mondo.


E allora?

Alla luce di queste considerazioni, diventa fondamentale educare correttamente la popolazione alla gestione intelligente delle varie tipologie di alimenti (vegetali e animali) in base agli studi scientifici attualmente disponibili per garantire la salute dell'uomo e del pianeta. Questo processo educativo è già stato intrapreso dal mondo scientifico che ha elaborato linee guida e rappresentazioni grafiche di modelli alimentari che rappresentano ad oggi i migliori schemi riconosciuti come salutari, pur non privi di difetti e passibili di miglioramento e integrazione secondo le necessità geografiche e genetiche delle varie popolazioni prese in considerazione. Tali modelli sfruttano l’impiego di prodotti alimentari sia di origine vegetale (in maggior misura) che animale (in minor misura) e questa dovrebbe essere la tendenza da seguire sforzandosi di non confondere e sovrapporre condizionamenti ideologici a dati scientifici.


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Diogene a Tavola
blog nutrizionale a cura del
Prof.  Luca Piretta
con la collaborazione della
Dott.  Annalisa Pepicelli

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